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CORONAVIRUS: Sindrome metabolica tra i maggiori fattori di rischio

Fin dall’inizio di questa emergenza sanitaria ho preso in considerazione la possibilità che dovremo imparare a convivere con questo COVID-19, sia perché i tempi per preparare il vaccino generalmente sono lunghi (da 12 a 18 mesi tra preparazione, sperimentazione e diffusione), sia perché ritengo che possa entrare a far parte di quelle malattie che ci accompagnano e all’improvviso vanno via senza motivo… al momento non esiste un farmaco che possa debellarlo definitivamente quindi nel nostro piccolo dobbiamo semplicemente preparare il nostro organismo a conoscerlo, ovviamente non parlo di contagio, ma di consapevolezza …

Se fossimo in guerra (e metaforicamente sembra comunque di esserlo) dovremmo iniziare a studiare chi è il nemico, come attacca, scegliere in quale campo attaccarlo, quando e come difenderci (territorio e barriere) e ultima scelta, non meno importante, l’armatura da indossare e le armi da usare per respingere.
La conoscenza genera salute consapevole, l’ignoranza (intesa come non conoscenza) può generare malattie (sotto ogni punto di vista).

Sono più che convinto che il nostro stile di vita e la nostra alimentazione giochino un ruolo da protagonista nella lotta al Covid-19 e che non dobbiamo sottovalutare in primis la prevenzione.
La nostra difesa naturale è il sistema immunitario che è connesso con il nostro profilo metabolico ed ormonale: il virus è uguale per tutti, ma ciascuno ha la propria reazione soggettiva.
Non deleghiamo quindi alla sorte o ai farmaci ciò che possiamo e dobbiamo fare da soli con la nostra forza di volontà e conoscenza, per vivere una salute consapevole.

Sono ormai mesi che abbiamo adottato le ormai note misure di sicurezza sanitarie (distanza, lavarsi le mani, mascherine, guanti etc…), stiamo salvaguardando la salute di coloro che sono avanti con l’età, stiamo permettendo alle strutture sanitarie pubbliche di rispondere perfettamente alla improvvisa domanda di assistenza, ora bisogna iniziare a pensare al nostro stato di salute per iniziare la personale lotta al virus.
Da dati ISTAT è emerso che il 37% della popolazione italiana ha una età superiore ai 65 anni (+7% rispetto all’età media europea) e, soffermandoci sul dato epidemiologico attuale in riferimento a questa para-pandemia, l’Istituto Superiore della Sanità ha accertato che:
1 – l’età media di decesso per gli uomini è stata 78 anni, per le donne 83. Gli uomini costituiscono il 67.9 % dei decessi e le donne il 32,9 %.
2 – Il 61,0 % delle persone decedute aveva tre patologie in atto, il 20.7 % due patologie, il 14.8 una sola patologia, il 3.5% nessuna patologia
3 – Le patologie correlate al Covid-19 più comuni sono state:  a. Ipertensione arteriosa; b. Diabete mellito tipo 2; c. Malattie cardiovascolari e altre patologie, tra cui l’obesità.

Analizzando quanto detto è evidente che oltre alla prevenzione dal contagio, oltre a rispettare le norme emanate, oltre ad attivare ogni dispositivo individuale di protezione, è fondamentale quindi agire su almeno due linee:

  • Migliorare e sostenere la risposta immunitaria del nostro organismo;
  • Non sottovalutare sotto l’aspetto nutrizionale, le principali patologie correlate ai decessi.

Per quanto riguarda le difese immunitarie ho già parlato in modo esaustivo in questo articolo; per quanto riguarda invece le patologie correlate ai decessi per Covid-19, vi spiego in questo articolo che sono quelle che noi Biologi Nutrizionisti definiamo Sindrome Metabolica:
1. Obesità viscerale: definita come circonferenza addominale donne ≥ 80 cm, uomini ≥ 94cm
2. Glicemia a digiuno superiore a 100 mg/100 ml
3. Alti livelli di trigliceridi ≥ 150 mg/100 ml
4. Bassi livelli di colesterolo HDL < 40 mg/100 ml (uomini) < 50 mg/100 ml (donne)
5. Pressione arteriosa ≥ 130 mm Hg (sistolica) e 85 mmHg (diastolica)
Basta riconoscere 3 tra queste 5 sintomatologie per poter dire di trovarsi di fronte ad essa.

Pur non essendoci attualmente dati che dimostrino che chi ha una potenziale Sindrome metabolica si ammali di Covid-19 più facilmente di chi è normopeso, sappiamo che l’obesità aumenta il rischio di sviluppare forme gravi di insufficienza respiratoria da Covid-19.

Uno studio condotto dall’Intensive Care National Audit and Research Center che ha analizzato tutti i ricoveri dei pazienti con coronavirus nei reparti di terapia intensiva negli ospedali del Regno Unito, ha riportato che i pazienti in sovrappeso o obesi costituivano il 64% dei pazienti COVID-19 in terapia intensiva.

Se si pensa di essere a rischio di sindrome metabolica è comunque buona regola mettersi a dieta, ma non la classica dieta Fai-da-te, ma una dieta bilanciata da un professionista in grado di adeguare le richieste energetiche al fabbisogno personale… non nascondiamoci dietro un dito: per paura del contagio e per le disposizioni governative stiamo sfogando sul cibo diventando paradossalmente soggetti a maggiore rischio…

L‘ansia, lo stress e la noia che subentrano in momenti come questo, possono favorire la comparsa o peggiorare il cosiddetto “emotional eating“, ossia il ricorso al cibo come meccanismo di compensazione attraverso cui regolare e ridurre le emozioni negative. Questo comportamento porta al consumo di cibi generalmente ricchi di zuccheri e grassi, quindi cibi ipercalorici ad alto indice glicemico e con un quantitativo alto di colesterolo.

La necessità di ridurre le occasioni di uscire per fare la spesa induce un maggior consumo di alimenti in scatola, conservati, generalmente a più alto contenuto sodio, grassi, conservanti e a una minor disponibilità di frutta e verdure fresche, peggiorando la qualità della dieta con conseguente aumento del rischio di incremento del peso corporeo e nei soggetti già affetti da sovrappeso, obesità, diabete e appunto sindrome metabolica.

Aggiungiamo come ciliegina sulla torta poi la riduzione dell’attività motoria giornaliera, come conseguenza dello smart working, della chiusura delle palestre e delle associazioni sportive, dell’invito ai soli spostamenti essenziali che ha determinato una significativa riduzione del fabbisogno energetico giornaliero.

Un cane che si morde la coda che mette a serio rischio il nostro organismo se non si interviene in tempo a correggere le proprie abitudini alimentari: stare chiusi in casa ed evitare gli assembramenti sono solo una parte di ciò che bisogna fare per non ammalarsi… bisogna prendere in seria considerazione il fatto che il proprio stato emotivo e fisiologico sono una pedina altrettanto importante per la lotta a questo virus invadente e sconosciuto. In virtù di ciò, per iniziare a prendere confidenza con un piano alimentare equilibrato, vi consiglio di fare subito vostre queste piccole abitudini, importanti quanto il lavarsi le mani ed utilizzare la mascherina:

  • ripartire uniformemente i nutrienti nei vari pasti evitando quelli a base di soli carboidrati
  • Non fare pasti troppo abbondanti ma suddividere l’apporto calorico in almeno quattro/cinque pasti giornalieri;
  • Non associare mai due alimenti ricchi di carboidrati nello stesso pasto (pranzo o cena),
  • Imparare a cucinare risparmiando al massimo i grassi e gli oli, aggiungendoli eventualmente crudi a fine cottura.
  • Ridurre il consumo di sale (senza escluderlo completamente dalla dieta),

È di fondamentale importanza riflettere su tutto quello che facciamo, sulle nostre scelte e i nostri piccoli capricci, sulle nostre abitudini alimentari e comportamentali, pregresse e attuali, ma anche su quello che dovremo iniziare ad acquistare e consumare a partire anche dalla filiera agro-alimentare a chilometro zero.
A prescindere dal rischio Coronavirus, occorre impostare un progetto di sana alimentazione basato su nuove scelte produttive, commerciali e culturali… sarebbe un discorso troppo lungo da affrontare adesso e anche “fuori traccia”, magari approfondiremo l’argomento in un apposito articolo, nel frattempo però prendete in considerazione la possibilità dell’evitare quanto più possibile prodotti confezionati e industriali favorendogli prodotti artigianali e freschi sia per la salute che per la nostra economia.

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