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L’obesità peggiora la prognosi da Covid-19! Meglio stare a dieta…

L’intera popolazione italiana, dopo l’emergenza sanitaria scatenata da Covid-19, si è ritrovata a cambiare completamente le proprie abitudini a seguito delle restrizioni e dei divieti contenuti nei numerosi (e mai chiari) decreti che, dallo scorso Marzo, sono diventati anche un nuovo format di spettacolo televisivo.
Durante il periodo di quarantena, che ci ha visti chiusi in casa per circa 50 giorni, sì è riscontrato, grazie anche all’assenza di movimento (complice la chiusura di piscine, palestre e tutti i centri sportivi) un aumento incontrollato di peso nella maggior parte di noi.

Avere più tempo per cucinare, la disponibilità pressoché illimitata di farina e lievito nelle nostre credenze, la noia mista a paura e l’immobilità, hanno regalato a tutti una media di 5kg di peso corporeo in più.
Per quanto possa sembrare un aumento di peso accettabile visto le condizioni anche di stress e noia, questo aumento è da considerare grave considerando che si tratta di una “media”, cioè una considerazione fatta su un gruppo di persone che hanno reagito in modo diverso alla reclusione: si parla quindi sia di persone che hanno preso soltanto 1kg, sia di persone che ne hanno presi 10 e più. Aggiungiamo a questo aumento di peso anche un considerevole aumento di circonferenze vita e fianchi che non vanno assolutamente sottovalutate.

In molti hanno visto il lockdown come una “pausa” dalla dieta, una stupida ribellione alla restrizione dietetica che rischia di fare più danni del previsto, visto che da alcune ricerche confermate su piano mondiale si è accertato che i pazienti affetti da obesità hanno una serie di fattori predisponenti alle infezioni virali soprattutto respiratori. Tali fattori di rischio includono la sindrome da ipoventilazione, lo scompenso cardiaco, il diabete tipo2, l’infiammazione cronica di basso grado, la riduzione dell’immunità innata e l’elevata espressione dei recettori dell’angiotensina tipo 1 e 2 nel tessuto adiposo: in parole povere l’obesità e l’incondizionato aumento di peso potrebbero fungere da fattore “aggravante” della prognosi dell’infezione COVID-19 (leggi anche “CORONAVIRUS: Sindrome metabolica tra i maggiori fattori di rischio“!).

Studi scientifici hanno inoltre dimostrato che nei soggetti con meno di 60 anni l’obesità sembra essere un fattore di rischio in precedenza non riconosciuto per il ricovero e per il bisogno di cure intensive. Con importanti implicazioni pratiche (Jennifer Lighter della NYU School of Medicine/NYU Langone Health e colleghi, in una research letter pubblicata online sulla rivista Clinical Infectious Diseases e ripresa dal Corriere Nazionale).

Oltre questo studio americano non è difficile trovarne uno francese che ha rilevato un’alta frequenza di obesità tra i pazienti ricoverati in terapia intensiva per Covid-19, con forme più gravi di malattia in proporzione all’aumento di BMI. Pubblicato su Obesity Society questa ricerca ha mostrato un’alta frequenza di obesità tra i pazienti trattati in terapia intensiva e la gravità della malattia aumentava con BMI> 30 (obesità di I grado) e BMI> 35 (obesità di II grado – grave). [Scopri subito il tuo BMI]

Non posso non citare un lavoro inglese pubblicato su Microbiologia Italia dove viene menzionato (oltre ai lavori già citati) un report preliminare su 2249 pazienti con COVID-19 ricoverati in terapia intensiva in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord realizzato da ICNARC – Intensive Care National Audit & Research Centre ai primi di aprile: I pazienti britannici con COVID-19 confermato, ricoverati in terapia intensiva (per il 73% di sesso maschile) presentavano sovrappeso (BMI maggiore o uguale a 25) nel 73,4% dei casi e di questi il 37,7% erano in obesità (BMI maggiore o uguale a 30).

Sembra quindi un dato di fatto che l’obesità sia un probabilissimo fattore di rischio per maggiore gravità di SARS-CoV-2 e che necessiti di misure preventive in soggetti sensibili.

Cosa fare quindi? Mantenersi a regime alimentare anche durante i lockdown, di qualsiasi entità vengano stabiliti (zone colorate ed altre macchinose ipotetiche soluzioni governative).
Di fondamentale importanza di conseguenza è il non lasciarsi andare alla fame nervosa né a quella per noia, seguire sempre i dettami della dieta mediterranea senza eccedere in grassi e in carboidrati raffinati, mangiare tanta frutta e verdura anche per mantenere alta l’attenzione sulle vitamine e i minerali per una migliore gestione delle difese immunitarie.
Per chi invece è già seguito da un nutrizionista, il miglior consiglio sarebbe quello di non rimandare le visite di controllo a “tempi migliori” e continuare a seguire i piani alimentare personali elaborati per non andare incontro all’effetto rebound cioè la drastica frenata di una dieta che rischia di restituire all’organismo il peso perso con qualche interesse.
Chi si trova impossibilitato a raggiungere il proprio nutrizionista può comunque avvalersi della tecnologia visto che in casi di emergenza come questo è possibile approfittare delle consulenze on line, che possono senza dubbio aiutare a continuare il proprio percorso tutelando completamente la propria salute.

In questi articoli pubblicati tra marzo e aprile spiego anche come rinforzare le difese immunitarie e come fare la spesa in pieno lockdown, se non lo avete fatto, dateci una lettura.

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